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Una nostalgica evasione solo per dire grazie
Ogni tanto credo che un omaggio sia necessario. In tempi di melassa ideologica, dove si torna a parlare di aborto e di libertà di parola. In un tempo in cui le sinistre scompaiono e stravincono partiti autonomisti e separatisti. In un tempo in cui ai coetanei della mia città piace di più stare nei pub in chiassoso silenzio piuttosto che discutere di presente e futuro, mi rifugio nel mio passato. Mi accovaccio comodamente alla fine degli anni Ottanta. Io, piccolo ma promettente scolaro, al termine dello studio pomeridiano amavo sedermi per terra davanti all'impianto stereo. Sedevo perfettamente al centro per cogliere al meglio la stereofonia. Avevo da poco compiuto otto anni quando, cercando tra le cassette di mio papà, restai folgorato da una copertina che ritraeva un gruppo. Quei cattivi ragazzotti si chiamavano Rolling Stones. La loro musica era una goduria per le mie orecchie. Passai parecchi pomeriggi in loro compagnia. Ma il meglio venne qualche mese dopo. Una cassetta bianca con la scritta The Beatles mi cadde tra le mani mentre rovistavo in uno scaffale. Campeggiava quel nome che mi risultò immediatamente simpatico e quasi familiare. Me ne innamorai senza ascoltare nulla, un po' come è accaduto per la scelta della mia squadra di calcio, la Juventus. Da quel pomeriggio ebbe inizio l'ascolto dei quattro scarafaggi di Liverpool. Un ascolto caleidoscopico che prosegue ancora oggi, tra continui stupori e nostalgici "ma comu ficiru?!?!?".




