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La storia politica italiana si arricchisce di una data, il 29 marzo 2009. In questo giorno si scioglierà Alleanza nazionale per confluire nel Popolo delle Libertà. Non è solo la fine di uno schieramento politico nato dal Movimento Sociale Italiano, a sua volta erede dei valori della destra storica. Lo scioglimento di Alleanza nazionale manda in soffitta la Destra italiana, perché il Pdl non è un partito di destra, e non è nemmeno un partito, perché non ha né una struttura organizzativa né regole di democrazia interna riconoscibili. Con la fine di An si conclude una stagione politico-parlamentare caratterizzata dalla presenza di due grandi aree culturali, la destra e la sinistra. Quest’ultima è uscita dai banchi del Parlamento e non è rappresentata dal Partito democratico per espressa ammmissione dei suoi dirigenti.
La destra (fondata da Storace) e la sinistra (con i cespugli comunisti e socialista) possono legittimamente attribuirsi la rappresentanza di una continuità ideale delle due culture politiche storiche ma non possono contare su una presenza politico parlamentare di qualche rilievo, in grado di rappresentare le istanze di coloro che schierano le loro idee, opinioni, cultura nella sinistra o nella destra politica.
Con la fine di Alleanza Nazionale e dei Democratici di sinistra, legittimi eredi dei partiti di massa e di opinione (Pci e Msi), si conclude la cosiddetta Seconda Repubblica, nata nel 92/94, dalle macerie di Tangentopoli. Una stagione caratterizzata dalla fine dei partiti storici, la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano, il Partito Socialista Italiano, il Partito repubblicano e il Partito liberale. Quei partiti che sono rimasti in piedi - come i socialisti democratici, i repubblicani e i liberali, i due partiti comunisti, con emblemi, sigle e nomi diversi - non hanno esercitato un ruolo lontanamente paragonabile con il passato sia per consistenza sia per contenuti ed intenzioni.
Nel panorama politico italiano ha fatto ingresso un soggetto nuovo, che ha rappresentato in modo esemplare la rottura con la Prima Repubblica, Forza Italia, che non ha ereditato il modello partito tradizionale. Nato all’interno di un’azienda pubblicitaria, inventato dal tycoon della televisione italiana, si è imposto con straordinaria rapidità ed un gruppo dirigente nominato dal suo leader, ed ha accresciuto vieppiù i suoi consensi senza realizzare momenti di democrazia interna.
Forza Italia e i niuovi schieramenti degli anni novanta (Pds, DS, partiti di centro) hanno traghettato in 15 anni (dal 1994 al 2009) l’Italia verso la Terza Repubblica, caratterizzata dalla fine delle due tradizionali culture politiche.
La Seconda Repubblica ha esaurito la fase di transizione.
Si è trattato di un percorso ambiguo, confuso ma coerente, che ha avuto nella nuova legge elettorale (sbarramento e liste bloccate) il suo momento di svolta reale. La legge elettorale ha spazzato via le rappresentanze storiche della sinistra, Berlusconi ha spazzato via la rappresentanza storica della destra. Sia la fine della prima Repubblica, quanto la fine della Seconda è stata pilotata da Silvio Berlusconi. Ci sono stati anche dei comprimari (Romano Prodi e Walter Veltroni, fra gli altri), ma l’influenza esercitata da Berlusconi è stata incommensurabilmente maggiore nello spingere verso la fine della stagione generalmente denomionata come Seconda Repubblica.
Sia la fine della Prima Repubblica (dal ’45 al ’94), che la fine della Seconda hanno fatto registrare alcuni eventi concomitanti che vale la pena di ricordare.
A metà degli annni novanta si sono verificati eventi che hanno influenzato il quadro politico, come il passaggio dell’Italia dall’economia industriale a quella finanziaria, ed altri che pur non avendo esercitato alcuna influenza diretta sugli eventi politici, si sono svolti in parallelo con l’evoluzione del sistema politico, come la scomparsa della vecchia mafia legata alle sorti di Cosa Nostra americana e della rete dei servizi segreti occidentali e comunisti, operativa durante la guerra fredda.
Se la Prima repubblica spira in concomitanza della caduta del Muro di berlino, la Seconda Repubblica si conclude in concomitanza di un evento di portata internazionale come la crisi economica mondiale, la fine del liberismo, la proposizione di controlli giurisdizionali ed amministrativi nel mercato, la robusta presenza dello Stato nell’economia con l’introduzione di norme fondate sul diritto, come risposta alle malversazioni dei guru della finanza mondiale.
Le leadership politiche hanno guadagnato carisma, si rafforzano sempre più e sono in grado di imporre leggi al mercato, mentre le democrazie s’impoveriscono. E’ nuova rivoluzione silente, pari per rilevanza, a quella del ’94, allorché la grande industria passò il testimone alla finanza e nacquero partiti diversi da quelli tradizionali, costruiti sul modello di un’azienda privata.
Concomitanze e circostanze di questi passaggi epocali devono ancora essere oggetto di valutazione.
Per ora vanno segnalate perché divengano oggetto di riflessione.
La Terza Repubblica, ormai alle porte, impone che almeno si abbia coscienza di ciò che sta avvenendo.
tratto da www.siciliainformazioni.com
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