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Il terzo lato della medaglia, blog di Giovanni Villino
domenica, 30 novembre 2008
14:29

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Mettiamo una sera a Mondello

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: evasioni, pizzerie, mondello, sri lanka, fatti e notizie, uuuuu, vigili urbani, notizie di sicilia

Mondello d'InvernoMettiamo una sera a Mondello. Una sera a Mondello per una semplice pizza. Siamo a pochi chilometri da Palermo. Attraversato il parco della Favorita raggiungiamo la meravigliosa borgata marinara, meta di turisti, scrittori, attori... tranne che di vigili urbani, almeno nei mesi invernali. Sì, perché a causa di un anomalo flusso migratorio, Mondello d'inverno è un po' come il mare... d'inverno. Un film in bianco e nero. Meraviglie da una parte, solitudini e abbandono dall'altro. Lo so, può anche conservare in questa contraddizione il suo fascino, ma accade che in una sera di novembre ti trovi a Mondello per una pizza e scopri macrocosmi di esilarante comicità. Li scopri per caso e per necessità. Si sa che Palermo, ed in genere la Sicilia, conserva degli spazi di brillante vivacità intellettuale. Quando questa sposa l'ibrido animo siculo, l'ignaro viaggiatore si ritrova a consumare i prodotti mentali proposti al banchetto di queste folli nozze alchemiche senza neanche volerlo.


       Amel e la promessa venduta
Cominciamo questa serata da alcuni acquisti. Il lungomare di Mondello è ormai uno spazio vocato alle piccole bancarelle. Sembra quasi che la conformazione del marciapiede si adatti perfettamente ai microstand made in SriLanka che delimitano il percorso dei subcoscienti acquirenti. Queste bancarelline sono identiche l'una con l'altra almeno per la varietà della mercanzia esposta. Occhiali, cinte, cappelli sciarpe e oggettini inutili quanto curiosi. Il tutto si poggia su un lenzuolo preferibilmente bianco. Questo viene steso su un cartone multistrato. Il tutto sostenuto da quattro aste di ferro, a forma di U capovolta, e legate fra loro da spago o fil di ferro. Il montaggio è veloce, proprio come il suo processo contrario. La velocità nello smontaggio rappresenta la salvezza. Scusate la digressione ma è d'uopo. Il venditore, onde evitare controlli fiscali da parte del corpo di polizia municipale (quando questo è presente), deve essere in grado di ottimizzare i tempi dell'evacuazione. Il lenzuolo bianco si trasforma così in un megafagotto che raccoglie la merce. Le quattro U di ferro si sovrappongono facilmente e il cartone fa da base al piccolo carrellino che portano con sè. L'eventuale multa e sequestro della mercanzia è così scongiurato. Ma torniamo alla nostra serata. Si decide con la mia fedele metà di fare spesa grossa. Con appena dieci euro prendiamo un cappello, due paia di guanti e una promessa. La promessa di tornare l'indomani per prendere anche una sciarpa ad un euro. Chiedo il nome al mio venditore di fiducia, lui sorride e mi dice Amel. Lo lasciamo mentre sorridendo sistema la sua merce.

       La pizzeria e lo scontrino record
Ci spostiamo in pizzeria. Per fortuna non c'era troppa gente e soprattutto quella che c'era non era rumorosa. Scegliamo un tavolino accanto al forno. L'odore delle pizze in uscita apre l'appetito, il calore della legna che arde dà conforto. Mentre si discute, osservo con particolare attenzione il modo di lavorare dei due pizzaioli. Ad un certo punto, noto che una persona all'esterno del locale entra e bisbiglia al pizzaiolo: "St'asira sii sott'osservazione, taliati 'ntorno, ci su controlli" (questa sera sei sotto osservazione, guardati intorno, ci sono controlli). In pochi secondi vengo individuato. I pizzaioli cominciano a lavorare con una solerzia fuori dal comune. I camerieri dopo pochi istanti si informano dello stato della mia cena passando e osservando di continuo i piatti. All'esterno intanto arriva una terza persona e mi guarda incuriosito. I pizzaioli decidono di fare una pausa. Lasciano la loro postazione per andare all'esterno e fumarsi una sigaretta. Passando davanti al mio tavolino mi guardano facendo col capo un cenno, un saluto ossequioso. Noto un movimento strano attorno alla mia persona. Dopo qualche istante chiedo il conto. La cameriera mi si avvicina con gli occhi sgranati: "Vuole il conto? Subito". Mi guardo intorno e devo dire che c'era parecchia gente in attesa del conto. Non trascorrono più di quaranta secondi che mi arriva il conto, lo scontrino fiscale e il sorriso della cameriera. Pago e lascio la mancia. Apro la porta e le persone all'esterno si dileguano. I pizzaioli mi ringraziano e mi salutano affettuosamente: “Buona serata, a presto”.

       L'autista e l'auto dei carabinieri
Ancora stupito del trattamento ricevuto, vengo colpito da un bus bloccato tra un'auto parcheggiata male ed il paletto che delimita il percorso pedonale. In pochi minuti si raccoglie intorno all'autista una folla di trenta persone. Molti sono ragazzotti di borgata con un dialetto squisitamente panormita ed un sorriso stampato sul volto. L'ostacolo diventa opportunità di protagonismo. Battute, mimi e risate da parte di ognuno di loro. Non abbandono la scena e mi sistemo accanto all'autista. Trascorre una buona mezz'ora tra prove di spostamento dell'auto e lamentele degli automobilisti. Il blocco avviene proprio davanti alla piazza di Mondello. La coda di vetture diventa imponente. I clacson scandiscono il tempo e l'assenza di vigili urbani. Tra i primi ad accorrere sul luogo del delitto sono i parcheggiatori abusivi che rivolgono accorati appelli all'autista: "Cucì, si  cca un camini stasira un facimu nienti" (se stasera non cammini non facciamo affari). Poco dopo arriva una signora che deve rincasare: "Amunì, chi cci voli. A putiti livari i 'dda!!!” (avanti che ci vuole, la potete levare da lì!!!). L'autista sornione sorride. "Per me signora è il trenta per cento in più". Cominciano gli incitamenti della gente a travolgere l'auto. "Non sono autorizzato a scassare le vetture" risponde perentorio l'autista. Intanto i ragazzi cominciano a sedersi sull'autobus. "Picciò, quant'è cca un'acchianavu sull'atabus" (ragazzi, da quanto tempo non salivo su un bus). Intanto si alternano risate a vani tentativi di sollevamento e relativo spostamento dell'auto. Ad un certo punto ci si accorge che sul cruscotto è presente un adesivo che riporta il logo dei carabinieri. "Accura picciò" (attenzione ragazzi) dice uno di loro. La folla si allontana dall’auto. Dopo tre quarti d'ora d'attesa e di risate decido di chiamare la centrale dei vigili urbani. Bastano pochi secondi di conversazione che l'auto quasi per miracolo viene spostata dai ragazzi, l'autista sale sul mezzo e la folla si dilegua. Rimaniamo io e la dolce metà guardandoci l’un con l’altra, sorridendo divertiti. Prendo la mia auto e richiamo la centrale dei vigili urbani dicendo loro che il traffico aveva ripreso a circolare tranquillamente. L’agente al telefono mi ringrazia: “Davvero molto gentile signore ad averci richiamato, grazie davvero tante”. Non so perché ma alle volte dimentico il motivo della mia rabbia e provo spesso compassione. E come me altri mille palermitani. Per questo nella mia terra tutto cambierà perché tutto rimanga com’è.

martedì, 25 novembre 2008
11:17

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Una cittĂ  a targhe alterne dalla politica intermittente

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: politica, cospirazioni, diego cammarata
Da lunedì vivo ormai in una città a targhe alterne. Non so cosa di preciso sia cambiato. Si respirerà meglio perché circoleranno metà auto? Se sono ricco e ho più macchine circolo comunque e sempre, anche perché di euro4 ne posso comprare anche otto. Se sono meno ricco e qualche anno fa ho comprato un'auto, una timida euro3 seppur con tutti i comfort, continuerò a pagarne le rate ma sarò costretto a usarla un giorno sì e un giorno no. Senza poi dimenticare che la mia assicurazione non viene dimezzata. Allora lecitamente mi chiedo: qui prodest? All'ambiente, ci dicono compassionevolmente dai Palazzi. Già, all'ambiente... ma quale ambiente?
giovedì, 20 novembre 2008
10:27

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Caro Franco Battiato

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: recensioni, franco battiato
Caro Franco Battiato,

ho ascoltato il nuovo album di Franco Battiato. L'ho ascoltato ieri sera. Il numero due del ciclo dei fiori si presenta esteticamente bene. La tua nuova montatura di occhiali mi fa sorridere. Dopo la puntata uno e tre, arriva il due. Avrei potuto dire "arriva finalmente". Se proprio devo essere sincero non ero così ansioso. Come ogni chiusura di ciclo, infatti, anche quest'album ha un suo "perché?". Perché lo hai fatto? Caro Battiato, è vero, il tempo cambia molte cose nella vita: il senso, le amicizie, le opinioni... ma non le canzoni. Se c'è una cosa che difficilmente comprendo sono le cover. Sai, è una mia piccolezza. Non riesco facilmente ad abbandonare il sapore acustico di certe canzoni sciogliendo in tre minuti i ricordi che in esso si sono incastonati come preziose pietre. Sì, devo ammettere che sentire It's five 'o clock mi ha emozionato, come anche la memorabile canzone di Otis... ma c'è qualcosa che non mi torna. Lo so che un uomo di spettacolo e di arte è libero di fare ciò che vuole e che io sono poi sono libero di scegliere ciò che voglio. Come tu però sai bene, l'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è. Si abitua. Cresciuto a base di Fetus e Pollution, allevato sulle Corde di Aries alla scoperta della sua Fisiognomica, tenendo il tuo ultimo lavoro tra le mani sembra che anche Gommalacca appartenga ormai a Mondi Lontanissimi. Continuerò ad ascoltare. Lo si sa, ormai, che il primo ascolto è quello indicativo, il secondo emotivo, il terzo apologetico. Finirò col motivarmi anche le contraddizioni. E' il gioco della vita. Comunque il 25 marzo sarò lì al Teatro Massimo, magari a metà sala, con questa lista di cover per il prossimo Fleur 9.

- Non voglio mica la luna
- Wuthering heights
- Nuvole (di Camisasca)
- La bambola (feat. Meg ex 99posse)
- Mi votu e mi rivotu
- Il mondo
- Rimmel (feat. De Gregori)
- La crisi (feat. Morgan)

Beh, consideralo uno schema di massima. Non voglio crearti seccature con la casa discografica. Speriamo di rivederci al più presto al Cafè de la paix. Nel frattempo ho incontrato, sorseggiando un ottimo the, uomini straordinari.

Cordialmente
Giovanni Villino
venerdì, 14 novembre 2008
09:06

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I fenici «papà» dei siciliani

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di:
Corriere della Sera.it
DAL NOSTRO CORRISPONDENTEGERUSALEMME – Se siete in Sicilia ed entrate in un posto affollato, guardatevi intorno: un antico fenicio, almeno uno, è vicino a voi. Perché un siciliano su diciassette, ancora oggi, nel suo patrimonio genetico porta un cromosoma Y che deriva direttamente dai maschi d’una delle più antiche e misteriose civiltà mediterranee. La rivelazione è contenuta in uno Leggi ancora...
domenica, 09 novembre 2008
11:29

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Lode, lode, lode

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: giulio tremonti, ferrari, , massa, raffaele lombardo, angelino alfano

Il 29 novembre Giornata del Coraggio. Aderisci anche tu all'iniziaitiva. Clicca quiAbbiamo fatto trenta, facciamo... la lode. La lode a coloro che si impegnano ogni giorno per non brillare di luce propria. A coloro che riescono a restare confusi nella massa. A coloro che dettano opionini di massa. Una lode anche al Ferrarista Massa. A chi osa sapere e a chi osa osare. A coloro che si distinguono dalle folle perché sono folli e al giornalista Folli che scrive sempre bene. A coloro che sono opinion leader e a coloro che seguono il leader ma non la sua opinione. A coloro che oggi ci sono e domani pure e coloro che ci sono stati. Lode, lode, lode. Lode a chi mette il caffé nel latte sperando diventi un cappuccino e a chi invece diventa salesiano. Lode ai sacerdoti e al loro ministero, ai sacramenti e ai paramenti sacri. Lode a chi predica bene e razzola ancora meglio. A chi si sente un santo e a chi gli crede. A chi ha fede e non è fiducioso di conservarla per sempre. A chi si sente di troppo e a chi invece vorrebbe contare di più. Lode, lode, lode. Lode alla matematica, ai calcoli e alle armonie delle forme. Alla forma e alla sostanza. Alla necessità e alla contingenza. Alla vera possibilità dell'essere: la possibilità. Lode a chi è consapevole di potere e a chi pensa soltanto al dovere. A chi crede, obbedisce e combatte e a chi lotta a resiste. Lode all'antimafia e alla gente dotata di ironia. Lode a chi pensa a colori e vota con la grigia matita. Lode a chi riflette prima di parlare e a chi parla riflettendo. Lode a Santa Romana Chiesa che lavora e lode a quel pastore che lascia la pecorella nell'ovile per andare a cercare le novantanove perdute. Lode alle pecore perdute perché saranno redente. Lode al fratello del figliol prodigo che non se ne va da casa offeso perché il padre premia il prodigo. Lode ai cristiani e ancor di più a quelli democratici. Lode ai democratici cristiani. Lode alla Dc che non cessa mai di esistere. Lode ai politici che mangiano sulle nostre spalle e non fanno più molliche. Lode alla politica bulimica che mangia e non lascia mangiare e agli uomini di Stato, Alle cariche più alte dello Stato che sono anche le più uguali davanti la Legge. Lode al ministro Alfano. Lode al Lodo. Lode all'Italia bagnata da tre mari e prosciugata da Tremonti. Lode a coloro che sono arrivati al potere con l'inganno e coloro che credono che il potere sia inganno, ma non viceversa. Lode agli spazzini e ai burocrati, lode a Raffaele Lombardo che lavora bene e al parlamento siciliano che non si capisce. Lode a destra, sinistra e centro. Lode all'opposizione assente ma che ha due tv, Lode ai colleghi giornalisti lucidi e geniali. Lode alla domenica e ai giorni della settimana. Lode a chi si ama, a chi ama improvvisare e chi improvvisa senza amare. Lode, lode, lode. Lode al trenta che si fa trentuno, lode a tutti e lode a nessuno.

martedì, 04 novembre 2008
10:06

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Il tappeto sul pavimento, le mie mani sospese...

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: comunicazioni di servizio, cospirazioni
A Palermo tutto sembra fermo. Immobile, sospeso. Riuscite a immaginare una scatola chiusa ermeticamente? Ecco, l'atmosfera che si crea al suo interno è identica a quella in cui si muove per ora Palermo. C'è un nervosismo diffuso. Non per tutti... lungi da me il voler generalizzare. Gli occhi delle persone che incontro fuggono ancor prima della stretta di mano. C'è una fretta quasi inconsapevole. Tutto è avvolto da un colore pesante e indefinito. Qualche giorno fa la mia auto è stata bloccata in un parcheggio da un altra vettura. Ho evitato l'ira prendendo l'autobus. Sulla linea 106 ho incontrato un ex dipendente dello storico giornale l'Ora. Era addetto alla tipografia. Piacevole scambio di parole, sorrisi e, nonostante l'età, anche di pensieri. Pensieri che ultimamente nel mio cuore corrono più velocemente del solito. Impauriti, confusi o forse in ricerca. Qualcosa su Palermo sembra essersi rotto. A quell'armonico suono, sintesi di diverse dominazioni, si è sostituito un fastidioso rumore di fondo. Cupo. Il flusso dorato ha lasciato spazio ad un intermittente caduta di frammenti pesanti come il piombo. Che sia un cambio di muta? Lo spero. Per il momento sento una città invocare aiuto. Ne avverto la tensione nei muri, lungo i marciapiedi, nelle insegne ormai stanche. Mi rifugio su facebook per sentirmi più solo. Poi su un quaderno traccio linee e curve. Il tappeto sul pavimento, le mie mani sospese...