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Mettiamo una sera a Mondello
Mettiamo una sera a Mondello. Una sera a Mondello per una semplice pizza. Siamo a pochi chilometri da Palermo. Attraversato il parco della Favorita raggiungiamo la meravigliosa borgata marinara, meta di turisti, scrittori, attori... tranne che di vigili urbani, almeno nei mesi invernali. Sì, perché a causa di un anomalo flusso migratorio, Mondello d'inverno è un po' come il mare... d'inverno. Un film in bianco e nero. Meraviglie da una parte, solitudini e abbandono dall'altro. Lo so, può anche conservare in questa contraddizione il suo fascino, ma accade che in una sera di novembre ti trovi a Mondello per una pizza e scopri macrocosmi di esilarante comicità. Li scopri per caso e per necessità. Si sa che Palermo, ed in genere la Sicilia, conserva degli spazi di brillante vivacità intellettuale. Quando questa sposa l'ibrido animo siculo, l'ignaro viaggiatore si ritrova a consumare i prodotti mentali proposti al banchetto di queste folli nozze alchemiche senza neanche volerlo.
Amel e la promessa venduta
Cominciamo questa serata da alcuni acquisti. Il lungomare di Mondello è ormai uno spazio vocato alle piccole bancarelle. Sembra quasi che la conformazione del marciapiede si adatti perfettamente ai microstand made in SriLanka che delimitano il percorso dei subcoscienti acquirenti. Queste bancarelline sono identiche l'una con l'altra almeno per la varietà della mercanzia esposta. Occhiali, cinte, cappelli sciarpe e oggettini inutili quanto curiosi. Il tutto si poggia su un lenzuolo preferibilmente bianco. Questo viene steso su un cartone multistrato. Il tutto sostenuto da quattro aste di ferro, a forma di U capovolta, e legate fra loro da spago o fil di ferro. Il montaggio è veloce, proprio come il suo processo contrario. La velocità nello smontaggio rappresenta la salvezza. Scusate la digressione ma è d'uopo. Il venditore, onde evitare controlli fiscali da parte del corpo di polizia municipale (quando questo è presente), deve essere in grado di ottimizzare i tempi dell'evacuazione. Il lenzuolo bianco si trasforma così in un megafagotto che raccoglie la merce. Le quattro U di ferro si sovrappongono facilmente e il cartone fa da base al piccolo carrellino che portano con sè. L'eventuale multa e sequestro della mercanzia è così scongiurato. Ma torniamo alla nostra serata. Si decide con la mia fedele metà di fare spesa grossa. Con appena dieci euro prendiamo un cappello, due paia di guanti e una promessa. La promessa di tornare l'indomani per prendere anche una sciarpa ad un euro. Chiedo il nome al mio venditore di fiducia, lui sorride e mi dice Amel. Lo lasciamo mentre sorridendo sistema la sua merce.
La pizzeria e lo scontrino record
Ci spostiamo in pizzeria. Per fortuna non c'era troppa gente e soprattutto quella che c'era non era rumorosa. Scegliamo un tavolino accanto al forno. L'odore delle pizze in uscita apre l'appetito, il calore della legna che arde dà conforto. Mentre si discute, osservo con particolare attenzione il modo di lavorare dei due pizzaioli. Ad un certo punto, noto che una persona all'esterno del locale entra e bisbiglia al pizzaiolo: "St'asira sii sott'osservazione, taliati 'ntorno, ci su controlli" (questa sera sei sotto osservazione, guardati intorno, ci sono controlli). In pochi secondi vengo individuato. I pizzaioli cominciano a lavorare con una solerzia fuori dal comune. I camerieri dopo pochi istanti si informano dello stato della mia cena passando e osservando di continuo i piatti. All'esterno intanto arriva una terza persona e mi guarda incuriosito. I pizzaioli decidono di fare una pausa. Lasciano la loro postazione per andare all'esterno e fumarsi una sigaretta. Passando davanti al mio tavolino mi guardano facendo col capo un cenno, un saluto ossequioso. Noto un movimento strano attorno alla mia persona. Dopo qualche istante chiedo il conto. La cameriera mi si avvicina con gli occhi sgranati: "Vuole il conto? Subito". Mi guardo intorno e devo dire che c'era parecchia gente in attesa del conto. Non trascorrono più di quaranta secondi che mi arriva il conto, lo scontrino fiscale e il sorriso della cameriera. Pago e lascio la mancia. Apro la porta e le persone all'esterno si dileguano. I pizzaioli mi ringraziano e mi salutano affettuosamente: “Buona serata, a presto”.
L'autista e l'auto dei carabinieri
Ancora stupito del trattamento ricevuto, vengo colpito da un bus bloccato tra un'auto parcheggiata male ed il paletto che delimita il percorso pedonale. In pochi minuti si raccoglie intorno all'autista una folla di trenta persone. Molti sono ragazzotti di borgata con un dialetto squisitamente panormita ed un sorriso stampato sul volto. L'ostacolo diventa opportunità di protagonismo. Battute, mimi e risate da parte di ognuno di loro. Non abbandono la scena e mi sistemo accanto all'autista. Trascorre una buona mezz'ora tra prove di spostamento dell'auto e lamentele degli automobilisti. Il blocco avviene proprio davanti alla piazza di Mondello. La coda di vetture diventa imponente. I clacson scandiscono il tempo e l'assenza di vigili urbani. Tra i primi ad accorrere sul luogo del delitto sono i parcheggiatori abusivi che rivolgono accorati appelli all'autista: "Cucì, si cca un camini stasira un facimu nienti" (se stasera non cammini non facciamo affari). Poco dopo arriva una signora che deve rincasare: "Amunì, chi cci voli. A putiti livari i 'dda!!!” (avanti che ci vuole, la potete levare da lì!!!). L'autista sornione sorride. "Per me signora è il trenta per cento in più". Cominciano gli incitamenti della gente a travolgere l'auto. "Non sono autorizzato a scassare le vetture" risponde perentorio l'autista. Intanto i ragazzi cominciano a sedersi sull'autobus. "Picciò, quant'è cca un'acchianavu sull'atabus" (ragazzi, da quanto tempo non salivo su un bus). Intanto si alternano risate a vani tentativi di sollevamento e relativo spostamento dell'auto. Ad un certo punto ci si accorge che sul cruscotto è presente un adesivo che riporta il logo dei carabinieri. "Accura picciò" (attenzione ragazzi) dice uno di loro. La folla si allontana dall’auto. Dopo tre quarti d'ora d'attesa e di risate decido di chiamare la centrale dei vigili urbani. Bastano pochi secondi di conversazione che l'auto quasi per miracolo viene spostata dai ragazzi, l'autista sale sul mezzo e la folla si dilegua. Rimaniamo io e la dolce metà guardandoci l’un con l’altra, sorridendo divertiti. Prendo la mia auto e richiamo la centrale dei vigili urbani dicendo loro che il traffico aveva ripreso a circolare tranquillamente. L’agente al telefono mi ringrazia: “Davvero molto gentile signore ad averci richiamato, grazie davvero tante”. Non so perché ma alle volte dimentico il motivo della mia rabbia e provo spesso compassione. E come me altri mille palermitani. Per questo nella mia terra tutto cambierà perché tutto rimanga com’è.


















