In quanto scritto e riletto un paio di volte da
Villino si parla di:
cospirazioni
Da taluni uomini politici (Berlusconi, Bush… ), economisti (Tremonti Trichet, Draghi, Juncker), un giorno si lanciano gridi di allarme sull’andamento dell’economia e un altro si fanno proclami rassicuranti sulla tenuta dei fondamentali del nostro sistema. Ma insomma a chi dobbiamo credere se nel giro di poche ore i nostri più illustri dirigenti annaspano e sembrano brancolare nel buio facendo proclami di segno opposto che non fanno altre che aumentare la confusione. L’economia è una scienza con proprie regole, propri cambi di velocità, propri meccanismi di controllo. I nostri governanti o sono degli sprovveduti che si sono messi alla guida di un sistema di cui ignorano le dinamiche oppure invece conducono l’umanità verso assetti sociali oltre che economici ricercati e voluti con pazienza. E’ impossibile che uomini esperti assurti ad importanti incarichi di governo siano degli incapaci, sono più propenso a pensare che perseguano degli scopi nascosti Non ci vogliono mica geni o maghi dell’alta finanza per capire che una banca presta ai cittadini importanti somme senza un briciolo di garanzia reale, può stare ben certa che difficilmente rivedrà il capitale prestato ed i relativi interessi. E allora? Quando simili fatti assumono le dimensioni enormi che hanno raggiunto, poiché l’economia è interconnessa si può star certi che le conseguenze di simili situazioni non possono essere limitate ad un solo stato o una sola nazione ma dispiegano i loro nefasti effetti al mondo intero.
Cosa si presenta al nostro futuro?
Dobbiamo credere ai pessimisti e catastrofisti, oppure illuderci al canto suadente di quelle sirene che fanno intravedere il sole che fa capolino tra le nubi minacciose della tempesta. Personalmente sono portato a ritenere che la crisi si aggraverà per i seguenti motivi: il rallentamento della produzione industriale inevitabilmente porterà ad una riduzione degli effettivi (calo occupazionale), la spesa pubblica in conseguenza di ciò sarà ridimensionata dalla flessione dei ricavi fiscali per la riduzione sia delle transazione commerciali interne ed internazionali che del volume dei redditi, i settori tradizionali poi come agricoltura e pesca già fortemente penalizzati dai prezzi scaturenti dal commercio internazionale e dai cambiamenti climatici saranno sempre più in crisi mentre per quanto riguarda turismo e servizi connessi è buio pesto.
Ed allora come potrà risollevarsi l’asfittica macchina economica italiana?
Forse con un nuovo piano Marshall o con una salutare immissione di liquidità nel sistema (ma immessa da chi) così forte da far ripartire quei processi industriali in grado di esercitare una pressione sugli altri comparti economici innescando reazioni a catena capaci di imprimere velocità e sprint ai mercati. La verità è che è venuta a mancare la fiducia nel progresso illimitato che è crollato un modello di sviluppo senza che se ne sia formato uno nuovo più convincente e più adatto ai tempi. Altri rischi poi incombono.
La prossima bolla a scoppiare riguarderà la finanza locale.
Molti comuni del Belpaese hanno fatto ricorso a strumenti finanziari innovativi pericolosissimi e si sono fortemente indebitati prevalentemente con quegli istituti di credito che hanno proposto loro speculazioni finanziarie assai rischiose. In una situazione quale quella attuale, di lievitazione di tassi di interesse le esauste casse dei nostri comuni stretti nella morsa dei debiti quali dovranno dichiarare il dissesto.
Sigismondo Panvini - tratto da Siciliainformazioni.com