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Il terzo lato della medaglia, blog di Giovanni Villino
martedì, 23 settembre 2008
13:27

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La legalità, merce di scambio o cambio di stagione?

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: riflessioni, uuuuu

C'è qualcosa che non mi torna parlando di legalità, almeno in Sicilia.  Alle volte prende vita in me una perversa sensazione. Una sensazione che mi spinge a pensare che la "legalità" possa un giorno diventare merce (se già così non è). Insomma, un prodotto come tanti altri in (s)vendita. Un'opportunità di affermazione, una formalità vuota di sostanzialità, un buon sapone che pulisce in superficie le nefandezze accumulate e ridà un volto splendente nella beneamata isola dei giardini. Che la Sicilia, in questo preciso momento storico, possa essere finalmente arrivata ad un giro di boa è una speranza concreta ma non ancora una certezza. Il lavoro dei magistrati è straordinario. Le indagini portate avanti dalle forze dell'ordine sono encomiabili. La lotta al pizzo delle nuove generazioni è senza dubbio indicativa. Però la Sicilia è una terra non ancora riscattata. Non riscattata culturalmente. L'evoluzione sociale non serve al popolo se non è preceduta da un'evoluzione di pensiero. Insomma se qualcuno non comincia a scendere nei quartieri poveri, fucina di potenziali malviventi. non comincia a dare loro gli strumenti per acquisire conoscenza, come pensiamo di potere arrivare a quel fantomatico giro di boa? La forza di una dittatura si fonda su diversi fattori. Tra questi c'è quello di impedire la resistenza o la ribellione di un popolo. Queste due dimensioni della coscienza sono però frutto della consapevolezza. Alla consapevolezza si arriva attraverso la conoscenza. Alle volte ho la sensazione che fa comodo avere illegalità per poter vendere legalità, per l'illegalità stessa. Forse perché la legalità è un concetto relativo.

giovedì, 18 settembre 2008
21:42

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A chi dovremmo credere?

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: cospirazioni

Da taluni uomini politici (Berlusconi, Bush… ), economisti (Tremonti Trichet, Draghi, Juncker), un giorno si lanciano gridi di allarme sull’andamento dell’economia e un altro si fanno proclami rassicuranti sulla tenuta dei fondamentali del nostro sistema. Ma insomma a chi dobbiamo credere se nel giro di poche ore i nostri più illustri dirigenti annaspano e sembrano brancolare nel buio facendo proclami di segno opposto che non fanno altre che aumentare la confusione. L’economia è una scienza con proprie regole, propri cambi di velocità, propri meccanismi di controllo. I nostri governanti o sono degli sprovveduti che si sono messi alla guida di un sistema di cui ignorano le dinamiche oppure invece conducono l’umanità verso assetti sociali oltre che economici ricercati e voluti con pazienza. E’ impossibile che uomini esperti assurti ad importanti incarichi di governo siano degli incapaci, sono più propenso a pensare che perseguano degli scopi nascosti Non ci vogliono mica geni o maghi dell’alta finanza per capire che una banca presta ai cittadini importanti somme senza un briciolo di garanzia reale, può stare ben certa che difficilmente rivedrà il capitale prestato ed i relativi interessi. E allora? Quando simili fatti assumono le dimensioni enormi che hanno raggiunto, poiché l’economia è interconnessa si può star certi che le conseguenze di simili situazioni non possono essere limitate ad un solo stato o una sola nazione ma dispiegano i loro nefasti effetti al mondo intero.

Cosa si presenta al nostro futuro?

Dobbiamo credere ai pessimisti e catastrofisti, oppure illuderci al canto suadente di quelle sirene che fanno intravedere il sole che fa capolino tra le nubi minacciose della tempesta. Personalmente sono portato a ritenere che la crisi si aggraverà per i seguenti motivi: il rallentamento della produzione industriale inevitabilmente porterà ad una riduzione degli effettivi (calo occupazionale), la spesa pubblica in conseguenza di ciò sarà ridimensionata dalla flessione dei ricavi fiscali per la riduzione sia delle transazione commerciali interne ed internazionali che del volume dei redditi, i settori tradizionali poi come agricoltura e pesca già fortemente penalizzati dai prezzi scaturenti dal commercio internazionale e dai cambiamenti climatici saranno sempre più in crisi mentre per quanto riguarda turismo e servizi connessi è buio pesto.

Ed allora come potrà risollevarsi l’asfittica macchina economica italiana?

Forse con un nuovo piano Marshall o con una salutare immissione di liquidità nel sistema (ma immessa da chi) così forte da far ripartire quei processi industriali in grado di esercitare una pressione sugli altri comparti economici innescando reazioni a catena capaci di imprimere velocità e sprint ai mercati. La verità è che è venuta a mancare la fiducia nel progresso illimitato che è crollato un modello di sviluppo senza che se ne sia formato uno nuovo più convincente e più adatto ai tempi. Altri rischi poi incombono.

 La prossima bolla a scoppiare riguarderà la finanza locale.

 Molti comuni del Belpaese hanno fatto ricorso a strumenti finanziari innovativi pericolosissimi e si sono fortemente indebitati prevalentemente con quegli istituti di credito che hanno proposto loro speculazioni finanziarie assai rischiose. In una situazione quale quella attuale, di lievitazione di tassi di interesse le esauste casse dei nostri comuni stretti nella morsa dei debiti quali dovranno dichiarare il dissesto.

Sigismondo Panvini - tratto da Siciliainformazioni.com

martedì, 16 settembre 2008
22:48

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Da quanto tempo non si vedono più api in giro?

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: riflessioni, fatti e notizie, uuuuu

www.juzaphoto.comEccoci di nuovo qua. Dopo averla richiesta è arrivata. La pioggia. Beh, adesso sarei tentato di chiedere anche un posto di lavoro a tempo indeterminato... chissà che nel giro di qualche giorno non mi arrivi la chiamata dal Wall Street Journal... ma, insomma, anche lì non è che ci siano luminose previsioni. Sembra che da un momento all'altro tutto sia destinato a crollare. Non mi accusate di catastrofismo. Guardo soltanto gli eventi che accadono. Siamo in una città dove i conti non tornano. Uno Stato che arranca, un'economia globale che risente degli errori (voluti) di grossi colossi. E poi, datemi pure del complottista, una mano alla fine è colei che decide e muove tutti gli avvenimenti. Eppure una domanda ve la voglio rivolgere. Avete visto più api in giro? Da alcuni anni, infatti, negli Stati Uniti e in molte aree d'Europa, la popolazione totale delle api risulta dimezzata. I primi ad accorgersene sono stati gli apicultori, ma il fenomeno ha suscitato l'allarme della comunità scientifica non appena ha assunto proporzioni tali da mettere in crisi molte produzioni agricole. Einstein disse qualcosa se non ricordo male...

martedì, 09 settembre 2008
20:55

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Da quanto tempo non piove a Palermo

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: evasioni, uuuuu

Ci sarebbero tantissime cose da dire. Con l'avanzare degli anni mi accorgo però che il "da dire" cresce esponenzialmente rispetto al "detto". Fatto ancor più inquietante che la ragione del "detto" e i motivi delle cose "da dire" sono inversamente proporzionali al "detto" e al "da dire". Insomma parliamo senza sapere, ma sappiamo di parlare. E più si parla, più ci si innervosisce. Se si scegliesse il silenzio forse la strada da percorrere sarebbe più visibile agli occhi. Ultimamente parlo poco, o almeno cerco di farlo. Ricordo sempre con piacere che alla fine non parliamo assai perché siamo nervosi, ma siamo nervosi perché parliamo assai. E così mi limiterò ad una sola domanda in questo post. Ma da quanto tempo non piove a Palermo?