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Il terzo lato della medaglia, blog di Giovanni Villino
sabato, 30 agosto 2008
11:24

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Obama e Putin: l’ultima aetas mundi

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: cospirazioni

Nei mesi scorsi, prima ancora del trionfo nel ballottaggio con H. Clinton avevo preconizzato Barak Obama come futuro presidente degli Stati Uniti d’America, alcuni giorni fa invece su questo stesso format avevo in un articolo tracciato la genealogia di Wladimir Putin nella cui figura intravedevo il successore di Federico II di Svevia. Ieri, nel suo discorso d’investitura (pronunciato a Denver all’interno di un palco costruito come un antico tempio greco) il candidato democratico per la corsa alla casa Bianca Obama, ha fatto esplicito riferimento alla figura e l’opera dell’Abate Giacchino da Fiore ed ha chiamato a questo iniziato medievale (citato anche da Dante) "maestro della civiltà".

Come mai un simile richiamo?

Spesso i moderni partiti politici ed i loro principali protagonisti si richiamano ad organizzazioni esoteriche del più lontano passato e ne adottano gli emblemi nelle loro talora arcane simbologie. Lo scudo crociato della democrazia Cristiana Italiana , ad esempio, è un chiaro rimando all’ordine templare; mentre la rosa (rosa nel pugno o rosa del partito radicale) presente nel simbolo di altri partiti italiani e non, molto probabilmente richiama il sigillo dell’antico ordine mistico dei RosaCroce. Nel 1167, Gioacchino, dopo aver abbandonato la carriera di funzionario di cancelleria intraprese un pellegrinaggio in Terra Santa dove gli venne dischiusa la comprensione misteriosa della Sacra Scrittura. Rientrato in patria trascorse un periodo di separazione dal mondo, prima come eremita in una caverna nei pressi dell’Etna, poi in una spelonca nei dintorni di Cosenza e, infine, ospite dell’abbazia di Sambucina, decise di vestire l’abito bianco dei Cistercensi, in seguito divenne abate dell’ abbazia di S.Maria di Corazzo. Da lì si trasferì a Casamari, la più importante abbazia cistercense dell’Italia centro-meridionale, dove si trattenne per un anno e mezzo.

Qui Gioacchino ricevette ulteriori ‘rivelazioni’ sul mistero della Trinità che lo indussero ad avviare la stesura delle sue tre maggiori opere (la ‘Concordia Novi ac Veteris Testamenti’; l’’Expositio in Apocalypsim’; ‘Psalterium decem chordarum’), ricorrendo all’aiuto di Luca Campano, suo fedele collaboratore. “Nel 1186 rinunziò alla dignità abbaziale, ritirandosi dapprima a Pietralata e poi in una zona silvana ancor più remota. I Cistercensi, in un capitolo generale del 1192 gli ordinarono di rientrare nell'ordine. Il monaco rifiutò l’imposizione e altri monaci lo raggiunsero sull'altopiano silano. Nacque così l'Ordine Florense, approvato canonicamente dal pontefice Celestino III con bolla del 25 agosto 1196.

Il dodicesimo concilio ecumenico tenutosi a Laterano (11-30 novembre 1215), occupatosi dell’Abate Giacchino, emanò, una sentenza che pur non condannando come eretiche le dottrine di Gioacchino da Fiore, vietava le lettura delle sue opere. Il Papa Onorio III nel 1220 con una Bolla impedì la condanna di Gioacchino come eretico, dichiarando che nonostante la condanna dei suoi scritti da parte del Concilio Lateranense, egli dovesse essere ritenuto ‘Vir Catholicus’. L’opera di Giacchino è rivolta a dimostrare la continuità delle Scritture e la loro intima correlazione, compresa la quale si può penetrare nella lettura del proprio destino individuale.

Per Gioacchino, nella memoria del passato é contenuto il futuro, nella sua essenza è possibile scorgere il presagio di ciò che ancora deve avvenire. Dopo aver già commentato l’Apocalisse, ponendosi di fronte ai Vangeli per trarne una profezia sul tempo della Chiesa, si propone di leggere le vicende di Gesù Cristo non tanto come compimento delle precedenti premesse vetero-testamentarie, quanto in relazione a nuovi eventi che ancora devono compiersi non nell’ottavo giorno ultraterreno, ma già entro la storia stessa.

L’impianto logico e concettuale di Gioacchino non si pone perciò fuori dalla storia, ma all’interno di essa. La conoscenza del passato diventa la chiave che permette di penetrare i misteri del futuro. Egli cerca di cogliere nel mirabile intreccio dell'Antico e del Nuovo Testamento; il piano divino. Gioacchino profetizza che nella ‘ultima aetas mundi’ prossima ventura, sarà possibile la vera comprensione della parola di Dio nel suo significato più intimo e profondo. Questa consapevolezza gli farà presagire un’azione universale di rinnovamento che investirà tutta la Chiesa, che passerà inevitabilmente attraverso un percorso mistico e doloroso al tempo stesso.

Cinque volumi, di cui il quinto uguale per estensione agli altri quattro, furono necessari a Gioacchino per illustrare la sua interpretazione del Vecchio e del Nuovo Testamento. Egli dimostra il perfetto legame tra i due testi, dal punto di vista storico e spirituale, che, se correttamente interpretati, ‘mostrano molte cose che debbono ancora accadere nei giorni finali.

Per Gioacchino l’aritmetica permette di cogliere l’ordine ‘vivente’ della storia. La simbologia dei numeri favorisce due differenti interpretazioni, una riferita al risultato complessivo, intesa come sommatoria di più numeri e una seconda relativa all’essenza del singolo numero, che esprime invece una sua propria specifica individualità. L’unione di più numeri genera poi nuove essenze e nuove convergenze, la cui interazione non discende dalla commistione degli elementi che li aveva originati. Per esprimere questo concetto, Gioacchino ricorre a un’immagine per raffigurare la Trinità divina e che rimanda al salterio a dieci corde, a significanza dell numero dieci con una sostanziale identità con il trino.

Gioacchino riteneva che l'Età del Padre, corrispondente all'Antico Testamento, fosse stata caratterizzata dalla schiavitù dell'umanità alla legge divina; l'Età del Figlio, rappresentata dal Nuovo Testamento, aveva conferito agli uomini il ruolo di figli di Dio; l'Età dello Spirito Santo, avrebbe permesso agli uomini di entrare in contatto diretto con Dio.

Ma torniamo a Putin. La madre di Federico II Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II e Beatrice di Rethel, nata nel 1154 era di stirpe reale ebraica, non solo in quanto nipote di Adelaide del Monferrato regina di Gerusalemme, ma soprattutto in base alla sua discendenza che traeva origine dalla famiglia di Eleazaro, discendente di Aronne e incaricato della custodia del tempio. La casata Hoenstaufen discendeva dalla Burja in Palestina. Il loro antico nome era Beinstein che significa pietra (Stein=Pietra). Il termine Bhu, in mesopotamico, significa Signore, Bhuren pertanto significa ’Pietra del Signore’. Federico di Staufen, progenitore di Federico II, aveva acquisito il titolo di duca di Svevia grazie al matrimonio con Agnese figlia di Enrico IV, la quale poteva risalire al sangue degli imperatori franchi secondo la legge salica.

Federico II veniva definito Puer Apuliae. La Fenice era il simbolo con cui veniva indicato anticamente il ducato di Puglia. Il termine Pulia significa ‘cavita'. Dunque il significato dell’appellativo di Federico II è “colui che è generato nella cavità del tempo”

La vicenda storica di Federico II si adatta mirabilmente a quella di Saul, primo re di Israele, predecessore di Davide. La data della sua venuta al mondo e la sua missione lo pongono come iniziatore dell’ultima età del mondo e fondatore del quinto impero di cui parla Daniele: ‘Esso è privo di re unto ma molto più forte di tutti gli imperi è un impero invisibile, e appunto perché invisibile è più forte di tutti gli altri; senza esercito né armi distruggerà radici ed intelletto,cuore e milza e dominerà incontrastato, fino all’inizio della fine dei giorni.poi si dissolverà come polvere al vento non ne resterà né traccia né ricordo

Federico II, il 25 Luglio del 1215 ad Aquisgrana, venne unto imperatore del Sacro Romano Impero da papa Innocenzo III e divenne anche monaco della regola Cistercense. Federico, infatti, il 21 agosto 1215, di ritorno da Aquisgrana, chiese al Capitolo Generale dell’Ordine Cistercense di essere ammesso ‘all'unione di preghiera con i monaci’ presso l’abbazia di Casamari, con una stupenda lettera, nella quale si dichiarava difensore dell'ordine.

Con l’adesione all’ordine Cistercense, Federico II univa alla stirpe di sangue reale la carica suprema di imperatore del Sacro Romano Impero, indossando l’abito bianco del monaco combattente. Questi impulsi teologici, uniti agli elementi astronomici, agli aspetti calendariali, all’esoterismo cabalistico, alla numerologia, al significato del ‘terzo tempo’, ultima aetas mundi e regno terreno dello Spirito Santo, fecero sì che Federico II fosse collegato alla suprema carica di Re del Mondo sacralizzata sulla sua figura. Nel 1228, a San Giovanni d’Acri, Federico II venne designato alla carica di supremo sovrano del mondo dalla Pactio Secreta (Patto Segreto) una Tavola Rotonda della Cavalleria mondiale composta da Templari, Ospedalieri, Teutonici, Fàlas saraceni, Turchi, Batinyah (Assassini o Hassaniti), Rabiti di Spagna.

Federico II sarà anche l’ultimo re a cingere la corona di Israele.

Il richiamo all’antica sacra discendenza, compendiava un vasto piano: Il disegno di un nuovo ordinamento sociale che fosse sospinto da nuovi processi economici e cementata da un nuovo culto; il disegno immaginifico dello Stupor Mundi, che prevedeva la riunificazione dell’oriente islamico e dell’occidente cristiano, posti sotto la direzione politica dell’Impero del mondo, impersonato da se stesso .

“Il piano si basava sulla teoria formulata da Averroè che sottolineava come Mosè non fosse un sacerdote, ma solo un intermediario tra Dio e il popolo ebreo e che suo fratello Aronne ebbe a ricevere da Mosè l'incarico di sacerdote per conto di Dio; pertanto FedericoII, sulla base di tali spinte ideologiche e della condivisione di una simile proposizione, intese riaffermare la sua superiorità in ossequio al principio che la sua autorità aveva due sorgenti, una politica e una spirituale, che si concentravano in una sola persona sul modello dei grandi re biblici e in particolare di Melchisedek, re e sacerdote allo stesso tempo.

L’avvento del Messia poggia sulle scritture ed è stato preannunciato dal profeta Elia all’esaurirsi degli ultimi giorni, allorché lo spirito del profeta sarebbe apparso nei panni di un rabbino per proclamare un nuovo re della stirpe di David che doveva regnare a Gerusalemme e nel mondo. La profezia è chiara e sconvolgente.

Si profila forse l’apocalittico scontro di Gog contro Magog impersonati da Barak Obama e Putin e il territorio Georgiano potrebbe essere la Megiddo di cui parlano le scritture?

Tratto da “ il Tempo Della Fine”

di Sigismondo Panvini

venerdì, 22 agosto 2008
22:16

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Ecco cosa farò domattina

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: riflessioni, uuuuu

Oggi consideravo, con profondo senso del pudore, che il fascino delle olimpiadi non ha toccato le corde del mio cuore. Ho la lucida sensazione che si tratti solo di uno dei mille sistemi di controllo delle masse. Mi spiego. Quando in una società piena di problemi, con il costo della vita che continua a salire ed il potere di acquisto che diminuisce giorno dopo giorno, le masse conquistano la consapevolezza scoppia una rivoluzione. La pentola a pressione è destinata ad esplodere. Se invece a quella pentola diamo la possibilità di "sfiatare" il gioco sulle masse non verrà interrotto. Lo sport consente di tenere incollati ai televisori milioni di persone. Migliaia si intratterranno l'indomani a commentare nei bar o negli uffici le performance degli atleti, centinaia dimenticheranno i problemi di sopravvivenza, una decina si chiederà quanto vale seguire una manifestazione mossa da interessi capitalistici ed uno solo alzerà gli occhi in cielo rassegnato. Ecco cosa farò domattina.

domenica, 17 agosto 2008
22:07

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Conto alla rovescia

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: uuuuu

22 agosto: sono stanco di sentire i colleghi urlare e soffrire dietro ad un monitor per queste olimpiadi. L'uomo è davvero un animale domestico. Sarà il caldo ma giorno dopo giorno la mia insofferenza cresce nei confronti di coloro che mi circondano. Si formano sempre gli stessi gruppi di precari, come piccoli branchi che si odorano tra loro il popò...
domenica, 10 agosto 2008
14:27

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La perfezione di Pechino e l'urlo di piazza Tienanmen

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: riflessioni

Tutto armonicamente coordinato: dai led luminosi sul campo al canto dell'inno cinese. Un movimento all'unisono di sguardi e sorrisi. Inaugurazione delle Olimpiadi organizzata al limite della perfezione. Esplosioni che centrano il secondo. Applausi scroscianti che sostengono un inedito sorriso del presidente Hu Jintao. Sorriso raccolto (e non a caso) dalle telecamere e "donato" all'intero pianeta. Attimo dopo attimo una rigida rappresentazione racconta la grandezza di un Paese pieno di sé. Una regia impeccabile, coreografie brillanti, scenografia superba. Eppure tra i passi dei militari ed i volti di bambini sorridenti c'è qualcosa che non mi torna. Oggi milioni di telespettatori erano sintonizzati per vedere uno degli eventi più importanti di questo nuovo millennio. Un evento che va al di là della sportività. E purtroppo nulla di nuovo sotto il sole. Anche per l'esordio di queste Olimpiadi tutto era politicamente organizzato. I fuochi di artificio erano organizzati, l'inizio della manifestazione era organizzato, gli applausi erano organizzati. Avete notato la "festosità" per il Pakistan ed il silenzio per l'India? Nulla è stato lasciato al caso. In molti avranno anche notato il vento artificiale che muoveva le bandiere. Imbarazzante.

Imbarazzante anche vedere illuminata piazza Tienanmen dai bagliori dei fuochi d'artificio. Nella mia memoria e nella storia dell'umanità non è ancora troppo lontano il ricordo di quel terribile giugno del 1989. Su quella piazza al posto dei bagliori mi è parso di vedere ancora delle ombre di uomini, studenti e operai... lì distesi per terra, in migliaia. Schiacciati da una dittatura ancora oggi presente e malcelata.

sabato, 02 agosto 2008
22:15

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Ciao Maria Luisa!!!

In quanto scritto e riletto un paio di volte da Villino si parla di: dediche, spiritualitĂ 

Accade che un bel giorno la vita finisce. Finisce proprio nel modo che non ti saresti mai aspettato. In un albergo, nel cuore della notte. Per un arresto cardiaco. Finisce quando sei nel fiore della giovinezza. Accade quando hai venticinque anni. Così è stato per Maria Luisa mercoledì notte, un mercoledì notte durante la sua vacanza in Croazia.

Maria Luisa l'ho conosciuta per la prima volta al Grest, il gruppo estivo per ragazzi tenuto dai padri salesiani. L'ho conosciuta che aveva poco più di quattordici anni. Maria Luisa era pacata e paziente. Maria Luisa sorrideva e sbuffava. Era allegra ed era malinconica. Maria Luisa era volenterosa. Il suo ruolo di animatrice lo ricopriva con serenità. Ricordo il marsupio a tracolla. La bandana che di tanto in tanto metteva sui capelli. Ricordo quando con Vincenzo, suo fratello, andava via al termine della giornata trascorsa tra i cortili dell'oratorio ora sorridendo ora pensierosa. Ricordo le risate sulle panchine e le sue inseparabili amiche. E proprio a loro che Maria Luisa si è rivolta negli ultimi giorni di vita terrena. Mi raccontano amici a me cari che, qualche giorno prima di partire per non tornare,

Maria Luisa aveva cercato quelle sue amiche, quelle con cui aveva avuto una discussione, qualche innocente malinteso. Le aveva cercate per fare pace. Per rimettere in sesto un rapporto a lei caro. Questo è il ricordo che porterò con me di Maria Luisa. La pace. La pace data quasi come se uno strano presagio avvolgesse la vigilia di quella sua partenza. Domani mattina alle sei sarò al porto per sfiorare la bara che arriva dalla Croazia, per dirle l'ultimo ciao ed un altro grazie.