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A due passi dal mare con pane e cioccolata
Alle volte si sente il peso dei giorni che passano perché non si ha la consapevolezza di ciò che ci circonda quotidianamente. Stamattina, armato pacificamente di buona volontà, ho voluto dire "no" ad alcuni impegni professionali. Ho voluto dire "no" per incontrarmi con me stesso. Primo passo propedeutico al silenzio è stato spegnere il telefonino. Ho preso un po' di cioccolata, residuo di un uovo di pasqua, e l'ho sistemata in una busta di carta. Dopo aver fatto qualche gradino, prima aprire il portone, ho preso un profondo respiro. Al panificio ho comprato un panino, 30 centesimi. La linea 806 è passata dalla fermata di via Libertà dopo quasi quaranta minuti d'attesa. Mi sono dato appuntamento in spiaggia, ad un paio di metri dal mare. Dopo essermi disteso ho cominciato a chiaccherare in assoluto silenzio tra me e la mia parte, questa volta, presente. Ero più che d'accordo nel consumare quel cioccolato e pane respirando la brezza, lo iodio rarefatto nell'aria e socchiudendo gli occhi proprio come un gabbiano sostenuto prepotentemente dal vento. Intorno a mezzogiorno ho chiuso gli occhi. Tre quarti d'ora dopo la mia parte assente si confondeva già con l'umidità. Ho fatto ritorno a casa.





Indignato. Ecco sono indignato. Non ci sono altre parole. Ma vengo e mi spiego. Palermo non dispone ancora di tanti servizi virtuali. Ma tra coloro che sopravvivono in rete c’è una qualità medio-alta.
Dopo giorni di lavoro no-stop torno a scrivere. Torno a scrivere in uno dei giorni più belli del calendario civile: l'ingresso della Primavera. Vi confido un caro ricordo. Quando "ero più giovane e credevo che esistesse libertà", frequentavo il quarto anno di liceo. La mattina l'ingresso in classe era alle 8. Arrivavo sempre con qualche minuto di anticipo e prendevo posto lungo il fresco muretto di cemento che delimitava i campi di calcio. Il 21 marzo era sempre un giorno bello. La luce del sole batteva sui platani danzanti di via Libertà, al di là della ringhiera. Poi quella luce donava vita agli edifici di largo Esedra. Più su i monti che circondano la città ed infine il cielo azzurro. Terso. Era primavera. Ma forse allora la si avvertiva con una intensità diversa perché si era più giovani ed il dialogo con ciò che brilla dentro non risente delle interfenze dei ricordi. Del ventuno marzo conservo però oltre alla luce anche un ricordo. C'era un mio compagno di scuola, Stefano, che il ventuno marzo al ginnasio veniva sempre sorridendo. Non portava tanti libri nello zaino e forse neanche troppo idee in testa. Sorrideva e diceva: "Oggi può succedermi di tutto ma sorrido perché è primavera".
Carissimi isolani prepariamoci a (pre)visioni di guerra, almeno sopra le nostre teste. Tra qualche giorno infatti partirà "
Oggi pomeriggio presenterò a