Il gioco del potere è qualcosa di assolutamente e tragicamente affascinante. Lega a sè il popolo e la casta dei potenti. Una unione che viene resa indissolubile grazie al prezioso intervento di Forze Occulte che cucinano metodicamente l'umana pozione. Tutto viene soffritto. Costantemente soffritto. Una cucina che fa sintesi dei contrari, mette a "bagnomaria" le aspirazioni e aggiunge in modo palese pizzichi di cospirazione.
In pochi partecipano a questo banchetto. Sono gli eletti. Molti vengono chiamati nel mondo. Gli esclusi ci sono ma non se ne renderanno mai conto. Per cui meglio non chiamarli esclusi. I veri esclusi sono, in verità, i chiamati. Cercano di farsi forza su quel gradino salito ma a loro non resterà che percorrere orizzontalmente una scala sino alla fine dei loro giorni. Il resto, che poi è tutto, lo governano in pochi, pochissimi. Si muovono guerre, carestie, pestilenze. Si controllano nascite e politiche ambientali. Tutto così armonicamente costituito che sembrerebbe frutto di meccaniche sovraumane. Come se un grande "incognito" avesse il compito di sostenere l'universo conoscibile. Una dimensione gnostica permette di ascendere. Quasi come ad un ricordo lontano, avvertiamo la nostaglia della verità, di ciò che ci apparteneva.
In tutto questo vortice, un sussulto mi scuote dal banco di una chiesa. Il legno che alle mie spalle aveva fatto da sostegno mi sembra amico. I passi lenti di un anziano verso il crocifisso mi danno sicurezza. I valori tradizionali forse rivelano il senso di una vita. Le origini mi appartengono forse più del fatto di non sentirmi un chiamato nè, tantomeno, un eletto. Respiro aria di sacro e nella presenza dell'Eucarestia appoggio il mio orgoglio ad un inginocchiatoio. Nei mie limiti la consapevolezza interiore dell'Infinito.