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RICORDI ELEMENTARI
Tornavo a casa con lo zaino sulle spalle. Senza trolley. Libri su libri sistemati alla rinfusa dopo una giornata di studio matto e disperato. Tutto poggiato sulla schiena, in modo rigorosamente antianatomico.
C'era già la moda dell'invicta. Uno zaino che doveva essere per forza migliore degli altri. "Se mi compri questo vedrai che durerà a lungo". Il logo su quel fondo grigio catarifrangente. Invicta era simbolo di appartenza. Poi venne la pubblicità del giovane violinista perso nel traffico. Il fischio dalla galleria. E il jingle che partiva. Quasi quasi ero orgoglioso che quel marchio fosse prodotto in Italia.
Tornavo a casa e pranzavo. Poi lo studio. Poi la pausa. Bim bum bam. Ecco la formazione in età scolare. C'era "Uan", "five" e "four". Il primo riscuoteva più successo. Five era specchio di un successo molto distante dalle abitudini di "noi, ragazzi di oggi noi". Four era l'improvvisato, l'inadeguato. Non lo seguivo per nulla.
Il contenitore Bim Bum Bam sapeva tenere alta l'attenzione. E poi capitava che ti innamoravi della storia tra il mugnanio del piccolo mulino bianco e Clementina. Sì, perchè ad accompagnare i cartoon ci pensava il tegolino o le crostatine.
La prima fase era dei cartoni animati, la seconda dei telefilm. E si passava su Italia Uno per seguire Supercar ed Happy Days. Poi a cena. E alle 9.30 a letto.
Capitava che al mattino stavi male e avevi la febbre. Lì con te i chips, Ralph supereroe, Arnold, l'uomo bionico e non ricordo da quanti milioni di dollari, poi venne la donna bionica e quel tatatatata nei salti ti rimanevano per la testa tutto il giorno.
Poi arrivò il nintendo e supermario bros. Ma quella è tutta un'altra storia. A presto con l'action set.


















