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I giornalisti in attivitĂ si dividono in due caÂtegorie. Non buoni e cattivi, come pensa qualcuno. Pre-internet e post-internet. I primi hanno iniziato la professione prima della metĂ degli anni 90, quando la Rete ha smesso di essere un termine per cibernetici, acrobati e pescatori. Si sono adattati alla novitĂ , pena l’emarginazione e/o la disoccupazione. C’è addirittura chi l’ha Leggi ancora...
La notte ha portato consiglio. Dopo una serata tra cinema e pizzeria, tornando a casa ho visto i seggi-gazebo del Partito democratico. Ho pensato che, arrivato a casa, avrei dovuto cercare la tessera elettorale, necessaria per votare insieme al documento di identità e due euro. Questa cosa dei due euro, però, non vi nascondo che mi ha messo di malumore. Mentre guidavo cercavo di darmi un motivo, una ragione, un perché. Amo svolgere l'esercizio delle funzioni che spettano ad ogni libero cittadino, ma 'sta cosa di dovere mettere i due euro proprio non mi andava giù. Non mi andava giù il fatto che a distanza di due anni il "costo" di un voto sia raddoppiato (alle primarie del 2007 il contributo volontario pubblicizzato era di un euro). Scatta così, quasi incosciamente, il meccanismo: "Sì, vabbè, al di là dei due euro, ma a che servono queste primarie?". Al mattino porto a compimento la seguente riflessione: ma se i cittadini non iscritti al Pd partecipano in massa al voto incoronando Marino come segretario, che senso avrebbe per l'intero partito avere un rappresentante condiviso solo dall'otto per cento degli iscritti ai circoli Pd? Leader o leadership? Come potrebbe Marino contare sul supporto degli stessi circoli e sulla condivisione delle posizioni all'interno dello schieramento? Come ne uscirebbe la volontà e il giudizio dei quasi cinquecentomila iscritti al partito? Insomma, la cosa non è tanto bella. Per non parlare poi del risvolto regionale. Palermo è ricca di manifesti dei candidati segretari regionali. Una battuta che mi ha fatto sorridere l'ho trovata su FascioeMartello. Scrive Carmelo Di Gesaro: "Questa mattina mi sono fatto un giro sui profili di facebook di alcuni miei amici che sono iscritti al Partito Democratico ed ho scoperto che: “Io sostengo Bersani ma voto Franceschini perchè Marino è laico ed in caso di ballottaggio appoggia Franceschini però mi candido con Bersani che in Sicilia ha Mattarella anche se preferisco Lumia penso che alla fine voterò Lupo”. Ovviamente sul lato regionale non mi soffermo in questo post. Tornando alle ragioni delle primarie, leggo invece un bisogno non troppo latente e sempre più impellente, di berlusconiana memoria (non troppo lontana), di un utilizzo dell'evento per l'alto carattere mediatico. Un evento che cerca una legittimazione esterna che però non può essere verificata e rischia di mortificare la volontà degli iscritti. Concludendo il ragionamento, anche ieri sera, il Partito democratico, al termine della consultazione, ha messo davanti la politica dei numeri. Quasi tre i milioni di persone che si sono recati alle primarie. "Un successo" gridano i tre candidati. Un successo come nel mese di ottobre di due anni fa. Poi però sappiamo come è andata a finire... Una cosa che non so dove va a finire è invece il "ricavato" delle consultazioni. Sarei curioso di sapere a chi o a cosa andranno i quasi sei milioni di euro raccolti...
Mentre il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, invita i farmacisti d'Italia a riflettere sul tema dell'obiezione di coscienza che deve essere riconosciuta come diritto, permettendo "di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali come l'aborto e l'eutanasia". A Palermo la discussione su moralità e opportunità si sposta su un altro fronte, quello dei vibratori. Avete ben capito, mi riferisco a quello strumento utilizzato in ambito sessuale. Si trova ormai da settimane proprio sui banconi di alcune farmacie, meno a portata d'occhio e spesso nascosto tra preservativi e cerotti. A darne notizia, oggi, Salvo Ricco in un articolo pubblicato dal Giornale di Sicilia. L'apparecchietto, prodotto da una nota azienda inglese, misura diciotto centimetri e costa venti euro. Presto sarà posizionato all'esterno negli appositi erogatori di profilattici. L'azienda ha infatti intenzione di arricchire l'offerta di quelli che definisce prodotti per il "benessere sessuale". Intanto in città si apre il dibattito sul fatto se sia più o meno ortodossa la vendita di vibratori in farmacia. Un sessuologo, intervistato da Ricco, sostiene la vendita: "Personalmente ho consigliato quello a tre velocità a una mia paziente che non riusciva ad avere orgasmi" afferma lo specialista. Più cauto l'ordine dei farmacisti. Intanto pare che gli ordinativi stiano invece fioccando in provincia tra Altofonte, Villabate e Bagheria.
Dopo qualche anno di silenzio metodico si torna a parlare di Canneto di Caronia. Il piccolo centro in provincia di Messina è stato protagonista nel 2004 di strani fenomeni meglio conosciuti come "i fuochi di Caronia": incendi improvvisi nelle abitazioni e tra i campi, presenza di anomali flussi elettromagnetici e avvistamenti di Ovni (oggetti volanti non identificati). Entro fine anno a Caronia dovrebbero ripartire i monitoraggi. Almeno secondo quanto riporta Flavio Vanetti nel blog mistero Blufo del Corriere.it. “Da un lato c'era il decreto della presidenza del consiglio – si legge su misterobufo.corriere.it - che istituiva il gruppo di lavoro interdisciplinare su questi fenomeni; ma dall'altro le stesse istituzioni (in senso lato, e viene in mente la Regione prima di tutte) nulla hanno fatto per risolvere un banale e decisivo problema, quello di dotare il comitato di una sede operativa una volta che il padrone dello stabile aveva dovuto vendere, per questioni sue, la casa nella quale le apparecchiature erano ospitate e dove funzionava la centrale di coordinamento. […] Si arriverà a posizionare sensori e macchinari oggi completamente inattivi in strutture pubbliche, come caserme dei carabinieri, tanto per dare l'idea. […] Più volte ci sono stati sospetti, se non certezze, che Caronia sia solo una delle facce di un prisma molto particolare, l'area del Basso Tirreno (basta ricordare strani fenomeni incendiari avvenuti su alcuni traghetti in servizio da Palermo alla Sardegna). Quindi, è molto probabile che i sensori vengano installati anche alle Eolie e in altre zone, allo scopo di creare una vera e propria rete di immagazzinamento dei dati”. Per fare una piccola cronologia dei fatti è opportuno ricordare che i primi fenomeni si sono registrati a metà febbraio del 2004. La prova di questo “inizio” sarebbe scritta, come riporta il sito gialli.it “nell’ultima riga di in un documento della Polizia locale: non c’è dolo dietro i ripetuti fenomeni incendiari che da circa un mese si verificano nel piccolo centro siciliano”. Cominciano i piccoli roghi di elettrodomestici, divani e impianti elettrici. Sulla spiaggia di Canneto alcuni esemplari marini si arenano come alghe putrefatte. A largo basta un telefonino per fotografare bolle marine dal diametro di un chilometro. Nei campi le melanzane hanno i colori dell’arcobaleno. Pare, che chi abbia cercato di fotografare nel cielo oggetti non identificati abbia riportato delle ustioni alle mani poi refertate dai pronto soccorso. C’è stato successivamente alla segnalazione di questi eventi un’interrogazione parlamentare e subito dopo il silenzio. Un silenzio durato cinque anni.
Ieri ho partecipato ad un’assemblea cittadina a Sala delle Lapidi. Eravamo in pochi, era prevedibile. Prevedibile per una città che vive le emergenze solo nelle fasi acute e soprattutto quando ad essere intaccato è l’interesse del singolo e mai della comunità. Per far capire, soprattutto a chi palermitano non è, come qui viviamo gli stati d’emergenza basta portare un esempio: l’ufficio postale. È il luogo di incontro e sfogo della città. Uno sportello è in grado di “livellare” ogni differenza, un turno elettronico cancella ogni privilegio derivante dal proprio status economico e mette quasi tutti sulla stessa “barca”. La rabbia comune, di solito, esplode quando ci si accorge che c’è poco personale, che le code diventano insostenibili, che il sistema informatico perde la connessione, che le operazioni sono lunghe. Si alza la voce, si battono i pugni sui tavoli e si tende a colpire soltanto la parte debole del sistema. Ovvero i dipendenti agli sportelli che in realtà sono terminale ultimo e spesso non responsabile dei disagi. Una volta effettuata l’operazione, sul volto dell’utente palermitano avviene la mutazione: un’aura luminosa sembra distinguerlo dal grigio mondo circostante, sorride compiaciuto di aver portato a termine l’eventuale pagamento e saluta cordialmente il “pubblico” restante sottintendendo: “io c’ha fici, a vuatri un sacciu comu finisci”. In una società migliore di questa, gli utenti si organizzano, presentano una denuncia alle autorità competenti per sottolineare eventuali inadempienze, fanno azione comune contro la cattiva organizzazione dell’ufficio e ricorrono in massa agli strumenti che la nostra democrazia offre. Ecco la parola chiave: massa. Le masse ci sono. A Palermo poi si creano con una facilità quasi magica, raggiungono numeri impensabili con le conseguenze più tristi per il quieto e civile vivere… ciò che manca alle masse è il peso specifico. La colpa di tutto questo? Vai a scoprirla… Forse, però, più che una colpa sarebbe il caso di individuare chi la responsabilità. Da addetto ai lavori avanzo un ipotesi: l’Informazione. Giornali, radio e tv parlano ancora alla gente? Se sì, chiedo ai miei colleghi: perché la città è sorda e cieca? Il giornalismo è oggi effettivamente cane da guardia del potere? Soltanto in una società dove il cittadino viene “bene” informato ci sarà consapevolezza. Questa permetterà di resistere o ribellarsi. Ma questo è rischioso e il potere (con la p minuscola) lo sa bene. E ciò che il potere sa ancora meglio è creare diversità e divisioni. Divide et impera. Per questo è difficile vedere in un’assemblea cittadina l’aula consiliare stracolma con i rappresentanti di tutte le minuscole tragiche emergenze urbane. Poi penso che forse proprio per questo Palermo finora è riuscita a sopravvivere ai dominatori e pure a se stessa.
Nomen omen. Forse solo oggi l'etimologia del nome della mia città emerge (è il caso di dire) con una evidenza schiacciante. Palermo, Tutto Porto. Sì, perché basta una ondata di pioggia straordinaria per sommergere tutto e trasformare ogni angolo di città in una piccola baia. Ieri sera un nubifragio ha messo in ginocchio diverse strade, la pioggia insistente ha causato gravi danni e disagi in molti quartieri popolari. Alcuni tratti di via Messina Marine sono impraticabili, così anche in via Oreto ed in molte strade del centro storico della città. Alcuni sottopassi in viale Regione Siciliana sono colmi d'acqua. Allagata anche la borgata marinara di Mondello. Centinaia le chiamate ai vigili del fuoco. La pioggia di questa notte, che si sta riproponendo in formato light in mattinata, ha paralizzato mezza città. In autostrada si cammina a passo d'uomo, le auto devono percorrere in fila indiana un tratto allagato. In via dell'Università e nella zona di Casa Professa l'acqua ha invaso le abitazioni a pian terreno di molte famiglie. Alcune auto a Ballarò sono state trascinate dalla furia dell'acqua. Stessa situazione nella zona Nord della città. A Belmonte Chiavelli, per fortuna, al momento non si segnalano cedimenti dal costone che sovrasta le abitazioni. Ripenso alla proposta delle Olimpiadi a Palermo. Forse la candidatura più adatta è quella per i campionati mondiali di nuoto e, perché no, indire la prima edizione di quelli di immersione. E' inevitabile che con un panorama del genere mi tornino in mente le immagini della pubblicità di Sky (e non me ne voglia l'onorevole Pino Apprendi che ha considerato lo spot di cattivo gusto dopo i tragici eventi legati alle alluvioni nel Messinese).
Da qualche mese gira in rete una profezia. E' attribuita a Santa Ildegarda di Bingen, una mistica tedesca vissuta nel 1100. Secondo alcuni siti, un brano estrapolato da un suo scritto recita così: “…Prima che la cometa arrivi… la grande nazione nell’oceano che è abitata da popoli di tribù e origini diverse sarà devastata da terremoti, uragani e inondazioni. Sarà divisa e, in gran parte, sommersa…". In vista del "temuto" 2012 non sono mancati i riferimenti alle profezie Maya. Un riferimento in particolare è quello relativo alla sesta profezia: “Durante “il tempo del non tempo”, e cioè nei 12 anni che vanno dal 2000 al 2012, apparirà una cometa (o asteroide?) la cui traiettoria metterà in pericolo la vita sulla Terra. Questo pericolo incombente dovrà servire per prendere coscienza del valore stesso della vita e del pericolo che essa corre”. Nei giorni scorsi il Corriere aveva pubblicato una notizia che tranquillizzava sulla eventualità che un asteroide potesse colpire a breve la Terra. Beh, ho tirato un sospiro di sollievo. Insomma, il 2012 lo posso aspettare con più serenità. Visto quindi che c'è tempo, ho cominciato a fantasticare ed ho immaginato la fine del mondo vissuta dai palermitani. Corre l'anno 2012, ultimo anno del mandato di Diego Cammarata che è riuscito a sopravvivere ai mille attacchi politici affidando il servizio di raccolta dei rifiuti ad una ditta araba. La sera del 21 dicembre un allarme viene lanciato dalle televisioni e dalle emittenti radiofoniche di tutto il mondo. Il messaggio dei capi di Stato riuniti a Ginevra manda nel caos intere città eccetto Palermo che il caos è abituato a viverlo quotidianamente. I palermitani avvertono un traffico più intenso verso le uscite autostradali ma per il resto tutto nella norma. In molti davanti ai monitor al plasma esposti nei grandi magazzini snobbano il messaggio televisivo dei presidenti: "Sempri i stessi cosi" e chiedono al commesso di turno se ci sono offerte sui monitor led a 60 pollici. Dopo l'impatto dell'asteroide a Mumbay, in India, il cielo comincia ad oscurarsi e su tutto il pianeta calano le tenebre. I palermitani con il naso all'insù commentano: "u' viristi gli inceneritori chi dannu ficiru..." e se ne vanno a casa borbottando con in mano i sacchetti della spesa. Alcuni camminano con un fazzoletto davanti alla bocca, altri prenderanno in giro quelli che camminano con i fazzoletti davanti alla bocca. Intanto il livello del mare si alza. Molte località vengono invase dall'acqua. La gente è disperata e ci sono suicidi di massa. A Mondello invece ci si diverte a bordo di acquascooter o facendo sci-nautico lungo viale Regina Elena. Ovviamente c'è l'amico di turno che riprende tutto per caricarlo su Youtube e vederlo pubblicato su Rosalio. L'acqua alta permette virtuosismi impensabili. Dai tetti delle ville si applaude ai ragazzi che giocano. Gli anziani, invece, impegnati a ripulire gli scantinati dall'allagamento, mandano a quel paese il sindaco: "Chistu picchì nuddu sturò i tombini". La temperatura, in assenza di sole, scende drasticamente. In molte città si registrano casi di assideramento. A Palermo si approfitta dell'occasione e si vanno a pagare le bollette mettendosi in coda negli uffici postali che sono costantemente stracolmi di gente: questo eviterà casi congelamento. Dopo qualche settimana, da quel tragico impatto a Mumbay, termina la corrente elettrica. Nel mondo è ormai dichiarata la fine. A Palermo, non si sa come, un allaccio abusivo ad una centrale nucleare nascosta tra il Capo e Ballarò, gestita da cinesi, consente di continuare la vita normalmente. Alcuni centri scommesse restano aperti nonostante non ci sia nulla da scommettere. Nel mondo i sopravvissuti sono poco più di sette milioni. A Palermo, eccetto morti naturali, la popolazione conta poco più di un milione di persone. Le nubi cominciano a diradarsi e torna il sole. Si svuotano gli uffici postali e la gente torna per strada. In giro non ci sono auto. Molte sono state rubate col favore delle tenebre. In lontananza si avverte un suono familiare... tarattatà... è un lapino. Come la colomba per Noè sull'arca, anche il lapino sembra portare l'annuncio di una nuova era: chi ciavuru, io 'u pititto ci favvu grapiri, uara u sfurnavo è sfincione fatta da bella vieru... Intanto la gente si raduna sotto Palazzo delle Aquile per festeggiare. Un rumore dall'alto richiama l'attenzione. E’ la finestra centrale che si apre. Il silenzio domina la piazza. Una figura d'uomo si fa avanti sorridendo: è il sindaco. Molti pensando che si tratti di un fantasma fuggono urlando. In città è il panico...
Stamattina sono andato a trovare mia mamma che "riposa" a pochi passi dal convento dei Benedettini a San Martino delle Scale, una frazione a pochi chilometri da Monreale. Durante la lenta salita ho osservato le imponenti montagne, le case arrampicarsi incoscientemente sulle colline, gli smottamenti del terreno, le radici degli alberi e la terra ancora umida. Poi ho alzato lo sguardo e ho visto alcuni timidi raggi di sole. Mi sono così (tras)portato al di là delle nuvole, a sorridere di cielo e di sole. Un senso profondo di unità con il creato, con una Natura che sento pulsare e avverto viva in ogni sua parte. Per un attimo ho pensato, forse con insolenza, di potere bloccare quel meraviglioso istante di felicità, renderlo assoluto, scioglierlo dal contesto, e conservarlo in me. Una sorta di scorta di felicità da ripescare nei momenti di sconforto e di abbandono. Il rombo di una moto da cross mi ha fatto vorticosamente cadere da quelle nuvole che un attimo prima mi sostenevano tra cielo e sole. Sono caduto sull'asfalto ancora bagnato dalla rugiada mattutina, tra cemento e sgomento. Tornando a casa mi sono però accorto che in realtà siamo circondati da infinite sorgenti continue di felicità. Ad esempio, mi rende felice un bicchiere di vetro a forma di cono. Lo uso in pochissime occasioni. Quando mi alzo nel cuore della notte o quando rientro da una lunga camminata. Mi piace vedere l'acqua fresca che scivola, le mie labbra che sostengono il vetro e le immagini deformate che sul fondo di intravedono. Mi rende felice anche vedere due pianticelle che ho da poco acquistato mentre si godono gli ultimi raggi di sole del pomeriggio (in città tra i palazzi il sole "tramonta" prima, si nasconde tra le tegole ed una veranda: e anche questo mi rende felice). Mi rende felice quando il prete poggia le mani sul capo al termine di una confessione e quando osservo pregare, al di là della confessione religiosa. E mi rende ancora felice il pensare che anche quando non siamo felici possiamo trovare il modo di essere felici.
C'è qualcosa che mi sfugge. Me lo ripeto spesso quando faccio ordine tra pensieri e ricordi su determinati argomenti. Questo processo mentale diviene ancora più inquietante quando gli argomenti sono fatti che hanno cambiato il corso degli eventi nella terra in cui vivo. Ieri sera mi sono precipitato a casa per vedere AnnoZero. Parlava Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito. Attraverso una nota ha fatto sentire la "sua voce" anche Agnese Borsellino. "Ho tanto meditato e dopo diciassette anni solo oggi in cui mi sembrano maturi i tempi, chiedo in ginocchio ai collaboratori di giustizia, complici e non della strage di Via D'Amelio, di far luce sui mandanti e su coloro che hanno voluto la 'strage annunziata'". Inizia così il suo appello dopo un silenzio durato 17 anni. Beh, 17 anni dopo qualcosa si sta svegliando. Perché? Ieri sulle pagine del Giornale di Sicilia leggevo continui riferimenti di mafiosi in carcere ad un preciso partito politico. Leggevo di dichiarazioni sul presunto mediatore nelle trattative tra mafia e Stato. Nel corso della trasmissione è andata in onda un'intervista a Claudio Martelli, ministro della Giustizia nel 1992 che rivelava quanto si conosceva su una presunta una trattativa aperta con Cosa nostra. L’onorevole Antonio Di Pietro, ospite di Annozero, ha detto che una nota del Ros pervenne a lui all’indomani della strage di Via D’Amelio, secondo la quale nel mirino della mafia c’erano proprio Paolo Borsellino e Di Pietro. L'onorevole, allora pm, fuggì in America con la moglie e si salvò. Purtroppo, l’informativa per il magistrato non sortì invece gli sperati effetti. E poi quella agenda rossa... dove è finita? Non ho le idee chiare. Se dovessi fare un collage di quello che ho raccolto ne verrebbe fuori un quadro di Kandinsky. Penso ad esempio il riferimento ai fatti del '92-'93 anche nelle parole del premier a Milano per l'inaugurazione della fiera del Tessile Milano Unica. Oggi, seduto ed in silenzio mi chiedo: perché?
Lasciando per un attimo in stand by i problemi di Palermo, oggi mi dedico alla provincia ennese. C’è una determinata zona dell’entroterra siculo definita da alcuni “triangolo della morte”. Una zona in cui sarebbe stata riscontrata un’elevata incidenza di casi di tumori e leucemie. Il nostro viaggio parte da Valguarnera, un comune che conta poco meno di diecimila abitanti. Ad inizio settembre Live Sicilia pubblica un articolo. Si tratta di una lettera indirizzata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano scritta da Carmelo Parrinelli. Si legge: è “troppo alta l’incidenza tumorale in un comprensorio fatto di sole spighe di grano e pochissime industrie, sintomaticità di un Meridione economicamente al collasso. […] Da uno studio di un noto oncologo, il dr. Cammarata, emersero risultati allarmanti. In particolare, Grimaldi fece notare come in una cittadina come Enna, sì capoluogo, ma il più povero d’Italia, non ci fossero industrie capaci di alterare in tale modo i valori dei cittadini fino a causarne la morte. Eppure le cose non quadravano; ci si poteva trovare davanti a un dilemma di difficile soluzione, non avendo di fronte agli occhi la causa evidente di patologie tumorali. Ma ciò che non si vede non è detto che non esista”. In un altro sito si fa riferimento alla vicenda legata alla miniera di Pasquasia. Negli anni ’80 si parlò a lungo dell’ipotesi di scorie nucleari portate e seppellite nelle gallerie sotterranee. Se in molti forum questo diviene argomento tabù , su Youtube compaiono le prime testimonianze video. Presto cercheremo di capirne di più.
A Palermo in questi giorni si respira un'aria strana. E non mi riferisco soltanto agli acidi odori che emana la munnizza depositata ad ogni angolo di strada. C'è un'aria pesante. Pare che da un momento all'altro tutto possa improvvisamente cambiare. Sarà soltanto una sensazione, ma andando in giro per la città lo avverto negli occhi della gente, nel caotico movimento del traffico, nella tensione dentro gli uffici. Tutte cose ordinarie, me ne guarderei bene dal sorprendermi. Quello che mi meraviglia è la strana intensità delle cose che accadono. Il comune di Palermo è sull'orlo del precipizio. L'emergenza per la città, adesso, non sembra più essere l'Amia, l'azienda ex municipalizzata che vanta milioni di debiti, ma il Comune stesso. Eh sì, una nota formale del ragioniere generale, Basile, annuncia a chiare lettere che c'è un concreto rischio di formale dichiarazione di dissesto finanziario. Stamattina il Partito democratico ha indetto una conferenza stampa. In una cosa erano tutti d'accordo: "Il sindaco si deve dimettere". Solo dopo la firma delle dimissioni l'opposizione si darà da fare per rimettere in sesto i conti: "Non ci sarà bisogno di ricorrere all'aumento delle tasse - afferma Davide Faraone - Il risanamento del conti può essere fatto anche in altri modi". Intanto, ironia della sorte, sulle principali reti televisive locali passa uno "spot-intervista" del sindaco Diego Cammarata realizzata con la partecipazione del volto del Tg1 Attilio Romita (questa cosa vi confesso che non l'ho capita tanto bene e non mi pronuncio, almeno per ora). Il succo dell'intervista è: "Everything's gonna be alright". Chissà...
Non ditemi che non lo sapevate o che nessuno si era occupato del problema. Il Giornale di Sicilia ha riproposto sino ad oggi un articolo a firma di Piera Zagone. Si parla di una di quelle emergenze che possiamo definire "dimenticate" da buona parte della città. Mi riferisco al costone roccioso che sovrasta il cimitero dei Rotoli a Palermo. Questa parte di montagna rischia di cadere da un momento all'altro travolgendo tutto quanto. Non appena ci si è accorti del rischio è stato vietato l'ingresso in una vasta area, oggi zona interdetta, ed è stato emesso un bando per effettuare i lavori di messa in sicurezza. Bene. O meglio, male. Sapete come è andata a finire? A rotoli (è il caso di dire). Ovvero, l'appalto per quegli interventi è stato bloccato nel mese di aprile del 2007 quando, dopo un ricorso presentato da un consorzio, i giudici della Terza sezione del Tar hanno annullato l'aggiudicazione della gara che affidava i lavori ad una società. Il percorso giudiziario ha poi portato agli arresti di un dirigente comunale e di un docente universitario. A distanza di quasi due anni dal crollo di alcuni massi, la parte alta del cimitero di Vergine Maria è ancora chiusa: si temono nuove frane. Oggi, la collega Piera Zagone sulle colonne del Giornale di Sicilia ci informa di "cinque offerte anomale per mettere in sicurezza il costone roccioso di Monte Pellegrino che sovrasta il camposanto di Santa Maria dei Rotoli. Circa la metà dei preventivi presentati dalla diecina di ditte che hanno partecipato alla gara indetta dal Comune che si svolta ad inizio mese - scrive Zagone -, cioè, erano al di sotto della spesa media prevista per effettuare i lavori a regola d’arte sulla montagna con tanto di sopralluoghi in elicottero per controllare lo stato delle rocce". Adesso quindi è necessario un nuovo accertamento. Intanto i massi non stanno ad aspettare...