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Il sesto senso e qualcosa di strano
Qualche tempo fa è uscito nelle sale un film: il sesto senso. Un film su un aspetto legato a quelle misteriose percezioni extrasensoriali. I sensi, come ben sappiamo dai tempi delle scuole elementari, sono cinque. Il sesto rappresenta quel valore aggiunto o disgiunto che permette comunque di conoscere (l') al di là, l'oltre. Ricordo che una volta il professore di Storia della Filosofia Medievale, Alessandro Musco, durante il suo corso tenne proprio (leggi: improvvisò) una lezione sul sesto senso. C'è chi sostiene che si tratta di un modo di dire, un'espressione collettiva che indica la capacità di prevedere. Per altri ancora è un colpo di genio. Per altri ancora si tratta della facoltà di sapersi mettere in relazione con l'altro, riuscire ad annusare l'aria che tira. Ultimamente vi devo confessare che respiro un'aria davvero strana. Ho l'impressione che da un momento all'altro può accadere qualcosa di grosso, di imprevisto ma non troppo imprevedibile. Non saprei dire cosa, ma tornando a casa e guardando il cielo c'è qualcosa di strano. Sarà che ultimamente dormo male la notte ed il giorno guardo le quotidiane scie che vengono lasciate sopra le nostre teste da alcuni aerei. A proposito... avete notato che quasi ogni dì potete ammirare una chiarissima "X" sopra Palermo?
Tornando al sesto senso, proverò a dormire meglio. Magari è tutta un'altra storia...





Ogni tanto credo che un omaggio sia necessario. In tempi di melassa ideologica, dove si torna a parlare di aborto e di libertà di parola. In un tempo in cui le sinistre scompaiono e stravincono partiti autonomisti e separatisti. In un tempo in cui ai coetanei della mia città piace di più stare nei pub in chiassoso silenzio piuttosto che discutere di presente e futuro, mi rifugio nel mio passato. Mi accovaccio comodamente alla fine degli anni Ottanta. Io, piccolo ma promettente scolaro, al termine dello studio pomeridiano amavo sedermi per terra davanti all'impianto stereo. Sedevo perfettamente al centro per cogliere al meglio la stereofonia. Avevo da poco compiuto otto anni quando, cercando tra le cassette di mio papà, restai folgorato da una copertina che ritraeva un gruppo. Quei cattivi ragazzotti si chiamavano Rolling Stones. La loro musica era una goduria per le mie orecchie. Passai parecchi pomeriggi in loro compagnia. Ma il meglio venne qualche mese dopo. Una cassetta bianca con la scritta The Beatles mi cadde tra le mani mentre rovistavo in uno scaffale. Campeggiava quel nome che mi risultò immediatamente simpatico e quasi familiare. Me ne innamorai senza ascoltare nulla, un po' come è accaduto per la scelta della mia squadra di calcio, la Juventus. Da quel pomeriggio ebbe inizio l'ascolto dei quattro scarafaggi di Liverpool. Un ascolto caleidoscopico che prosegue ancora oggi, tra continui stupori e nostalgici "ma comu ficiru?!?!?".
Ieri la mia giornata è stata caratterizzata da due eventi. Il Giro d'Italia e la Notte bianca per la Legalità al Teatro Savio. Non ho dovuto percorrere molti chilometri per vedere passare la tappa di apertura del Giro: gli organizzatori hanno pensato bene di fare correre i ciclisti proprio sotto il mio balcone. Nessuna grossa emozione per la competizione sportiva. Ciò che invece ha lasciato in me un segno è stata l'assenza di auto per metà giornata dalla mia strada. Ho spalancato le finestre, mi sono seduto sul divano e ho gustato e sentito le voci della gente. Riuscivo a distinguere il fruttivendolo contrattare la sua merce, il saluto di due vicine di casa, il curtigghiu di due anziane zie, il borbottio di qualche negoziante per la strada chiusa al transito. Sentivo... immaginavo i volti, l'espressività, la mimica... il tutto essendo solleticato da un vento leggero che giocava con le tende. In serata sono andato invece al Teatro Savio per un talk show sulla Legalità. Tra gli ospiti il questore di Palermo, Giuseppe Caruso, il titolare dell’Antica Focacceria San Francesco, Vincenzo Conticello, padre Antonio Garau, il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, la vicepresidente di Confcommercio di Palermo, Rosanna Montalto, Francesca Vannini Parenti del comitato “Addio Pizzo”, il direttore dell’Opera Salesiana, padre Domenico Paternò, il condirettore del Giornale di Sicilia, Giovanni Pepi e il presidente di Confindustria di Palermo, Nino Salerno. Nel mio compito di "corrispondente di sala" ho dato voce nel corso della trasmissione ai ragazzi del progetto Libera Terra, della Fondazione Caponnetto ed ai cari amici di Fascio e Martello. Si è tanto parlato, denunciato e parlato ancora di più. Nonostante i mille piccoli appunti che si possono rivolgere a certi eventi, l'aria di legalità mi piace amici cari. C'è tanta ipocrisia alle volte, ma l'intento nobile va sempre sostenuto e ieri sera stavo proprio bene.






















Da oggi si apre a Palermo l'era delle Ztl, zone a traffico limitato. Non so perché ma non sento addosso gli effetti di questo epocale passaggio urbano. Considerato che ancora non ho consegnato la documentazione per il rilascio del pass, mi sento estrememante brioso pensando al fatto che per me, classe privilegiata euro 3, ci sarà tempo fino all'otto giugno. Ovviamente c'è da pensare, tanto da pensare. In primo luogo sta passando un provvedimento che si basa essenzialmente sulla logica del working progress. Insomma, le novità, come il pass giornaliero o il rinvio dei termini per gli aventi diritto, vengono sfornati a poco a poco. Manca ancora una volta l'assimilazione mentale del concetto di pianificazione e, ancor prima, progettazione. In questi giorni mi sono trovato spesso a "scaminiare" in auto per il centro città. Ho seguito attentamente il perimetro della Ztl A. Bene. Ho incontrato nel mio cammino tre stazioni di rilevamento targhe, per intenderci le telecamere "appizzate" nei pali. Una in via Cavour, una in piazza Giulio Cesare e una in piazza Croci. Queste dovrebbero fotografare le targhe delle auto, verificare l'adempimento del pass e multare eventualmente i trasgressori inquinanti o non paganti. Ma se io, invece di fare il mio ingresso da quei punti caldi aggiro l'ostacolo e seguo meravigliosi accessi alternativi, peraltro con meno traffico veicolare? Oggi, sul Giornale di Sicilia leggo a pagina 17 che in strada ci saranno in più 50 vigili urbani per le multe. Saranno presidiati i varchi delle Zone a Traffico Limitato anche se non saranno attive le telecamere. Mi sento così poco persuaso... Intanto ho rimesso in sesto la mia vecchia bici. Non si sa mai...